Adorazione
1. Possono esservi ore difficili e tragiche nella nostra vita, nella vita della Chiesa e del mondo, possiamo essere oppressi da gravi preoccupazioni ed assillanti occupazioni, ma nessuna vicenda, nessuna responsabilità può sottrarci al dovere di rimanere fedeli e impegnati con tutto il nostro essere ad amare ed adorare il Signore, ad adorarlo in Cristo Gesù, a sostituire ed attuare il Regno di Dio in noi e nel mondo intero. E a Dio, a Cristo Signore dobbiamo con l’adorazione e la lode profonda il più vivo ringraziamento.
Affidamento
2. Per sciogliere l’apparente assurdità della vita, occorre guardarla rettamente, e capitolare tra le mani di Dio riprendendo nelle nostre mani il bandolo della matassa intricata della stessa vita e riconoscendo che Dio è il Mistero Santo, e Cristo Crocifisso è la custodia silenziosa in cui riposa il senso della vita, della storia, il senso del mondo.
Amore
3. Dobbiamo vivere solo l’amore nella semplicità della nostra umile vita, non permettendo che l’amarezza e il risentimento attentino alla purezza della nostra carità,non permettendo che il sospetto e la diffidenza ci chiudano agli altri.
Calma
4. Per quanto dipende da noi non lasciamoci pressare dalle cose… dalle preoccupazioni… dalle pene… e neppure dalle soddisfazioni e dagli entusiasmi passeggeri.
Cercare Dio
5. Camminiamo cercando il Signore e riconoscendolo ovunque, soprattutto nell’obbrobrio che lo ha condotto alla Croce.
Coerenza
6. Spesso purtroppo il messaggio evangelico della carità è portato al mondo attraverso la parola disgiunta dall’opera. Non sia così di noi, mai!
7. Bisogna proprio che impariamo a tradurre le parole in vita anziché accontentarci di riempire la vita di parole.
8. Quanto costa essere coerenti al Vangelo fino alle estreme conseguenze! Quanto costa stabilire rapporti autentici e vitali con Dio, nell’umiltà e nell’amore, e ancor più rapporti di giustizia e carità genuina col prossimo più vicino che talvolta urta la nostra suscettibilità, e con i suoi limiti rintuzza il nostro egoismo!
croce
9. Il cristianesimo non è la risposta banale alla domanda del dolore e della morte, è la via più difficile che guarda alla condizione universale di morte e di peccato uniformandosi a quel Dio che si fa carico di questa morte e di questo peccato per sollevare e salvare ciascuno di noi.
Desiderio di Dio
10.La Chiesa ci invita ad elevare, a innalzare il nostro spirito, la nostra anima, tutto l’essere nostro a Dio in un desiderio irresistibile di Lui, desiderio che ci impedisca di essere trattenuti dalle cose della terra. Che senta l’anima nostra che Dio solo è il suo vero Bene, che in Dio solo essa troverà pienezza di vita.
dialogo
11. L’amore ci dà la possibilità di stabilire con gli altri un dialogo interiore, prima ancora che di parole, dialogo fatto di accettazione e di comprensione. Il linguaggio dell’amore è da tutti compreso; l’amore vince ogni resistenza, persuade, illumina, rallegra.
Dio
12. Non lasciamoci sopraffare dalle angustie, dai patimenti, dalle preoccupazioni di questo povero mondo. Dio è con noi! Lasciamo che agisca, che ci guidi con la sua mano, ci nasconda nel suo cuore, ci conservi nel suo amore. Non agiamo come se toccasse a noi darci la gioia e la pace: sono suo dono ed Egli ce le darà nella misura in cui ci affideremo a Lui. Abbandoniamoci al Padre! Noi e coloro che amiamo! Viviamo nella sue mani sapendo di affidarci all’Amore.
13. Che Dio solo ci basti!
14. Nulla è perduto per noi fintanto che ci rimane l’Amore e il suo Amore può tutto. Da questo Amore che purifica e salva, da questo Amore che perdona e innalza, noi possiamo e dobbiamo sperare la vita.
15. Quale necessità di lasciare posto al Signore, facendo tacere le vane esigenze dell’egoismo e le grettezze del piccolo io!
16. Dobbiamo riconoscere la nostra debolezza e impotenza senza amarezza, dobbiamo amare la nostra dipendenza da Dio. Camminiamo verso il Signore soltanto liberandoci da ogni nostra ambizione e presunzione, da ogni egoismo e pretesa.
17. Vivere per Dio vuol dire elevarci a Lui anche nelle immancabili difficoltà, in tante necessità terrestri quotidiane.
18. Pensare a Dio, amare Dio, operare per Dio, significa in definitiva godere la vita in pienezza, vivere la vera gioia.
19. Abbandoniamoci all’azione di Dio, non opponiamo ostacoli alle sue divine esigenze: l’egoismo, la vanità, l’orgoglio, l’amor proprio siano distrutti in noi perché Dio solo regni nelle nostre anime.
fede
20. La fede deve divenire viva nelle nostre opere, operante mediante la carità; essa deve crescere, permeare, impregnare tutta la nostra vita e, se necessario, anche trasformarla.
21. Dobbiamo credere, dando alla nostra fede le vibrazioni profonde di una novità che ogni giorno si rivela e si accoglie, quell’entusiasmo convinto che attua il fervore della preghiera, l’umiltà dell’accettazione del mistero di Dio, il distacco dalla cose di questo mondo.
22.Dobbiamo sentire che nella fede tutto è sicuro, Dio è nostro, è Presente! Così sentivano e vivevano i Santi!
23. Non importa se Egli non ci fa sentire la Sua presenza, se rimane nascosto alla nostra anima. È giusto che la fede ci impegni a rinunciare ad ogni consolazione, a qualsiasi appoggio, a uscire di noi stessi, a strapparci ad ogni vana sicurezza.
24. Certamente è la mancanza di fede la radice profonda della nostre debolezze e anche, talvolta, del quasi fallimento della nostra vita cristiana e religiosa, mentre la fede viva, supporto necessario alla vita cristiana si esprime attraverso una coerenza e testimonianza inequivocabili, che sono la prova certa di una vita evangelica sinceramente e fortemente cercata, amata, sostenuta, incarnata.
25. Vivere di fede sta nel confronto tra contenuti di fede e di vita per cui si deve continuare ad amare il prossimo, anche quando questo fa soffrire, essere generosi anche con che chi, non lo merita, percepire la presenza provvidenziale di Dio, quando ci si sente soli in situazioni di difficoltà, accettare le innumerevoli vicende quotidiane non desiderate e l’imprevedibile di Dio giorno per giorno, momento per momento.
26. La complessità delle cose sembra schiacciarci e non ci fa trovare ragioni che giustifichino la fatica di vivere. Perché il Signore sembra tacere? Interrogativi umani che ci fanno sentire fragili e impotenti davanti alla vita, alla malattia, alla morte. La “ragione adulta ed emancipata”, in qualche modo, domanda a Dio la ragione del dolore… ma, invece di interrogare Dio, lasciamoci interrogare da Lui.
Fede di Maria
27. Maria ebbe fede. Ella realizzò nella sua vita tutto ciò che è essenziale alla fede: “non comprese”, “conservò” tutto ciò che avvenne riguardo a suo figlio e al suo mistero, “custodì e meditò in cuor suo” quanto aveva udito e quanto era accaduto. Ebbe fede, camminò nella fede per tutta la vita. Il suo cammino di fede conobbe anche le oscurità. Ella dovette di continuo confermarsi nella fede.Anche la sua fede dovette crescere; perseverò nella fede, unendosi alla passione del proprio Figlio unigenito e al suo sacrificio.
fiducia
28. Come vive libera e pura l’anima che a Dio realmente si affida! Come vive sicura e felice! Conosce tutta la gioia, tutta la beatitudine possibile quaggiù.
29. Umiltà e confidenza siano le nostre ali. Non lasciamoci turbare o sgomentare, ma approfittiamo delle nostre stesse debolezze per rendere più puro il nostro abbandono e invincibile la nostra confidenza.
30. Veramente la sola valida collaborazione dell’uomo a Dio è quella di credere alla sua azione divina. Fidiamoci! Tutto è grazia e tutto serve a bene di coloro che amano Dio!
31. Lo scoraggiamento è veramente la tentazione più grave della vita spirituale, tentazione contro la quale dovremo combattere sempre, perché progrediremo nel cammino verso Dio soltanto nella misura in cui ci sosterrà la fiducia in Lui, fiducia inesauribile, immensa nel suo amore, fiducia che deve crescere in noi ogni giorno di più, via via che cresce il sentimento delle nostre fragilità, la conoscenza della nostra povertà e miseria, anzi, quanto più pesante sarà l’esperienza della nostra debolezza, quanto più grande la stanchezza del cammino e profondo il senso della inutilità del nostro sforzo, tanto più dobbiamo non solo ricorrere a Dio, ma anche credere che in Lui troveremo il perdono, l’aiuto, la forza e la ricchezza di un amore inesauribile, proporzionato all’umile ricorso a Lui.
Gesù
32. La sua nascita è marcata di umiltà, di povertà, di fragilità; la sua vita a Nazaret di silenzio, di nascondimento, di operosità; la sua azione apostolica di zelo ardente, di solitudine intima, di croce fino all’abbandono supremo… è un modello altissimo, ma per tanti aspetti imitabile; è l’attrattiva profonda del nostro essere; è l’amore del nostro cuore.
33. Dobbiamo configurarci a Cristo crocifisso non lamentando il peso della Croce, ma piuttosto riconoscendo della nostra salvezza, è questo il prezzo della nostra Pasqua.
34. Gesù, attraverso la sua povertà, volle insegnarci la confidenza assoluta e l’abbandono filiale al Padre.
35. È tanto difficile per noi non contare sulle creature, sulle cose, non aver certezze … Il signore Gesù proclama beati i poveri in spirito – cioè gli umili che non hanno né vanità né orgoglio – perché di questi è il Regno dei Cieli (Mt 5,3).
36. Bisogna davvero che Egli – il Cristo – cresca e noi diminuiamo, bisogna che ridimensioniamo i nostri programmi, le nostre misure, i nostri piani, perché il Signore venga, perché il Signore trionfi!
37. Cristo viene attraverso la via dell’umiltà e diviene addirittura abiezione ed umiltà; non per nulla Egli si definisce “Via”!
38.L’imitazione di Cristo implica anche il sacrificio di noi stesse in favore dei fratelli, implica la nostra mortificazione a bene loro, il nostro “servizio”per loro.
Maria
39. Tutta la vita di Maria fu un canto di amore: dal “fiat” di Nazaret al presepio di Betlemme, dal disagio d’Egitto all’agonia del Calvario, dal gaudio della Chiesa nascente alla gloria dell’Assunzione al Cielo, ella perpetua il suo canto di donazione a Dio e all’umanità, mentre l’umanità tutto prestò e presta a Lei il proprio culto in poemi, trattati, opere d’arte d’ogni genere, templi umili e insigni per marmi preziosi e templi più preziosi, chiese viventi e palpitanti, quali gli ordini religiosi denominati con i suoi titoli di gloria e legioni di anime che, a suo mezzo, si consacrando a Dio e ai fratelli.
misericordia
40. Non vogliamo giudicare alcuno mai, o meno ancora possiamo permetterci di condannare anche un solo fratello per il quale Gesù ha dato la vita.
41. Dal momento che Dio ci ama e ci copre di misericordia e di perdono ininterrottamente, vogliamo porre nel cuore il perdono e l’umile riconciliazione come legge suprema, da cui sgorghi una accoglienza e una fiducia illimitate per tutti, nonostante gli inevitabili limiti personali.
morte
42.Non rifuggiamo dal pensiero della morte, ma non disgiungiamolo mai da quello consolantissimo della vita beata e della resurrezione che sono la conclusione conseguente alla morte. La morte in Cristo va congiunta alla promessa e alla certezza della resurrezione. Dobbiamo dunque accettare che il cammino terreno debba trovare il suo compimento attraverso la morte.
Nazaret
43. La scelta delle cose vili è insegnamento che viene da Nazaret dove nulla vi è di vile ed è mistero di una croce quotidiana, semplice, piccola, oscura ma reale. L’abisso della misericordia rimanda inevitabilmente a Nazaret.
oggi
44. Beati noi se sapremo vivere all’altezza del nostro tempo tanto travagliato e tanto prezioso, tempo che non ci consente mezze misure ma ci vuole coerenti e virili oggi per renderci forse eroici domani.
Pace interiore
45. Nulla può inquietare l’anima che non possiede più nulla quaggiù, ma tutto attende e possiede in Dio.
46. Saremo sempre più insaziabili finché non ci riposeremo nell’Infinito, cioè in Dio.
perdono
47. Proprio perché Dio ci ama e ci perdona sempre, è possibile anche a noi amare e perdonare.
piccoli
48. Quante vite sembrano perdute agli occhi degli uomini, mentre proprio su queste vite di umili creature poggia la stabilità della convivenza umana, dell’ordine civile e sociale! Queste umili vite incidono nella storia del mondo e operano davvero, insieme a Gesù, la redenzione, la salvezza degli uomini.
preghiera
49. La preghiera deve essere proprio anche sofferenza, passione: la passione della Chiesa che vuol giungere ad ogni anima, la passione di Gesù che vuol redimere un mondo che Gli sfugge, un mondo che vuole allontanarsi da Lui.
50. Nella preghiera dell’Ufficio divino così intensa, anche noi diveniamo veramente il cuore del mondo, il suo sostegno, la sua salvezza. Ma la preghiera del Divino Ufficio non è facile: spesso può sembrarci lontana dalle nostre piccole personali necessità e perciò quasi insignificante e talvolta addirittura possiamo sentirla incomprensibile. Effettivamente essa c’impone qualche sforzo: anzitutto la dimenticanza dei personali piccoli interessi per immergerci nella vita della Chiesa universale, e inoltre la comprensione sempre più profonda del significato dei salmi ripetuti con Gesù e in Gesù.
51. Attingiamo a piene mani alle fonti del Salvatore!
52. Quanto bisogno abbiamo di rinnovarci nella fede, così che essa penetri in profondità la nostra anima e la pieghi nell’adorazione, l’accenda nella carità, l’impegni nella coerenza della vita!
53. Ancora, la fede deve farsi così viva e attiva da renderci impossibile percorrere altre vie che quella del tabernacolo per fare di Gesù il depositario delle nostre gioie, il consolatore delle nostre pene, il medico delle nostre ferite, l’amico delle nostre ore di solitudine, il confidente dei nostri propositi di ascesa.
54. Ai piedi di Gesù Sacramentato preghiamo in modo singolarissimo, in quest’ora di martirio e di gloria per la Chiesa, perché Cristo illumini e sorregga il suo Vicario, supplichiamolo a vincere le resistenze dei singoli e delle collettività, a diradare le tenebre dell’ignoranza e dell’insipienza…
55. Siamo chiamati a pregare col sentimento della nostra povertà, ma la preghiera più vera e più proficua è questa attenzione pura a Dio.
56. Dobbiamo inginocchiarci sovente innanzi al Crocifisso, al Tabernacolo e domandare a Gesù il segreto della espiazione che Egli ha consumata e a cui ci ha associati a gloria del Padre e a salvezza nostra e dei fratelli.
57. Preghiamo con umiltà e fede; l’umiltà rende viva la nostra preghiera e la alimenta; l’umiltà fa sì che sperimentando il nostro nulla, imploriamo da Dio il soccorso che da Lui solo può venire.
58. E preghiamo che la miseria e la fragilità della nostra povera vita non ci tolgano mai la possibilità di questo incontro con Dio nel Cristo.
quotidiano
59. Dobbiamo sapere che questo umile sacrificio quotidiano non è perduto, perché ciascuno di noi, nel Cristo, è chiamata a rivivere il suo stesso mistero: mistero di annientamento perché mistero di amore.
San Giuseppe
60. San Giuseppe appare e scompare nella storia della redenzione umana senza lasciare altra traccia tranne quella di un amore che serve in ogni momento. Egli prega, obbedisce, lavora e scompare compiendo il tutto silenziosamente come chi sa di non aver diritto di richiamare su di sé l’attenzione neppure un istante perché suo compito è unicamente quello di rivelare e giustificare la presenza di Gesù tra gli uomini. Alla vita guardò con quel distacco con quella fiducia e pace che gli umili e poveri conoscono meglio di altri, aspettava soltanto di servire il Signore nella trama di una esistenza che scomparisse nell’anonimo, nel lavoro silenzioso e benefico che non ambisce distinzioni e privilegi ma vuole solo servire …
61. San Giuseppe ci dà un esempio del quale abbiamo bisogno per alimentare le nostre intramontabili certezze e per rendere anche noi al mondo un servizio che sia portatore di bontà.
semplicità
62. All’anima che, sotto l’azione dello Spirito Santo, si fa piccola, tutto appare semplice e chiaro; per essa tutto è grazia, tutto è motivo di amore e ringraziamento.
Silenzio
63. Il silenzio, il raccoglimento farà di noi delle persona “in ascolto”, capaci di pregare, di comprendere, di donare, di amare.
64. Il Silenzio è il vero nutrimento dell’anima. La nostra preghiera è fatta soprattutto di silenzio.
Spirito Santo
65. La missione dello Spirito Santo nella Chiesa e in noi, anima battezzate, è questa: plasmarci secondo l’immagine di Gesù per renderci come Lui e in Lui la lode del Padre.
umiltà
66. Osserviamo gli Apostoli: Hanno perduto ogni alterigia e orgoglio. Umiliati dai propri errori, sono divenuti miti e remissivi. Ogni presunzione è scomparsa. Non si offendono, non protestano dinanzi alla incredulità di Tommaso … hanno capito i loro limiti e perciò si lasciano penetrare da un’umiltà profonda. La consapevolezza della propria povertà, per la quale hanno abbandonato il Signore … non lo hanno riconosciuto … scava nel loro spirito atteggiamenti nuovi e li raccoglie in un’orazione più intensa, in uno spirito di unità più sentito, per cui sembrano appoggiarsi l’uno all’altro, semplicemente, tutti sostenuti da Maria Santissima, la vergine Madre.
67. Non dimentichiamo che Dio compie il Suo mistero, oggi come un tempo, nell’umiltà e nel silenzio.
virtù
68. Ora, fra tutte le virtù di cui Gesù è divino modello, certamente hanno singolarissimo risalto l’umiltà profonda e la somma carità.
Vita spirituale
69. La vita spirituale, poi, cresce alla sequela del Cristo, quando riconosciamo in Lui il nostro Maestro e, desiderando apprendere tutto da Lui, ci poniamo alla sua Scuola entrando sempre più nella sua intimità.
Vivere oggi
70. Se la provvidenza di Dio ci fa vivere in questo momento storico, ciò significa che nel contesto della vita sociale odierna, nelle situazioni attuali di vita noi dobbiamo santificarci e realizzare il nostro ideale. Le pesanti circostanze nelle quali ci troviamo a vivere, lungi dal ritardare il nostro passo d’ascesa, dovrebbero rinvigorirlo: proprio perché tutti i valori sono minacciati, noi dobbiamo sentire il bisogno di rassodare i nostri principi confermandoci nella validità del nostro dono d’amore.